Mani tese verso i poveri per un mondo di giustizia e di pace.
Il 15 novembre si celebra la IV Giornata mondiale dei poveri, istituita da Papa Francesco nel 2017 al termine del giubileo straordinario della misericordia. “Sarà una Giornata che aiuterà le comunità e ciascun battezzato a riflettere su come la povertà stia al cuore del Vangelo – scriveva il Papa nella lettera apostolica Misericordia et misera – e sul fatto che, fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa, non potrà esserci giustizia né pace sociale”.
“Tendi la tua mano al povero” (Sir 7,32). Con le parole dell’antico libro del Siracide, Papa Francesco apre il messaggio per la IV Giornata Mondiale dei Poveri che quest’anno si celebra domenica 15 novembre. “In questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere!”, scrive il Papa, per poi ricordare che “questo è un tempo favorevole per sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo”.

Nella sua riflessione dedicata a questo quarto appuntamento, il Pontefice esemplifica diverse situazioni che in questi mesi di pandemia hanno visto fiorire gesti di amore: “La mano tesa del medico che si preoccupa di ogni paziente cercando di trovare il rimedio giusto. La mano tesa dell’infermiera e dell’infermiere che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati. La mano tesa di chi lavora nell’amministrazione e procura i mezzi per salvare quante più vite possibile. La mano tesa del farmacista esposto a tante richieste in un rischioso contatto con la gente. La mano tesa del sacerdote che benedice con lo strazio nel cuore. La mano tesa del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare. La mano tesa di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e sicurezza. E altre mani tese potremmo ancora descrivere fino a comporre una litania di opere di bene. Tutte queste mani hanno sfidato il contagio e la paura pur di dare sostegno e consolazione”.
Secondo la Banca Mondiale, oggi nel mondo, più di 730 milioni di persone vivono con meno di 1,90 dollari al giorno. E oltre 100 milioni sono i nuovi poveri generati dalla pandemia. La situazione è aggravata dal fatto che circa 1,2 miliardi di bambini vivono in condizioni di povertà multidimensionale, cioè con più cause di privazione. Il Covid-19 pesa economicamente anche sui Paesi europei dove un bambino su quattro è minacciato dalla povertà. In Italia, la Banca d’Italia riferisce che, nei mesi di aprile e maggio, la metà delle famiglie ha subito una riduzione di reddito. Dato in qualche modo confermato da un recente rapporto della Caritas Italiana, in cui si sottolinea come, fra marzo e maggio del 2020, circa 450 mila persone abbiano fatto ricorso per un sostegno alle strutture diocesane e parrocchiali.
Nel messaggio del 2018 il Papa presentava la giornata come “una piccola risposta che dalla Chiesa intera, sparsa per tutto il mondo, si rivolge ai poveri di ogni tipo e di ogni terra perché non pensino che il loro grido sia caduto nel vuoto”. In quell’occasione Francesco ammetteva che essa “probabilmente, è come una goccia d’acqua nel deserto della povertà; e tuttavia può essere un segno di condivisione per quanti sono nel bisogno, per sentire la presenza attiva di un fratello e di una sorella”. Più avanti, quindi, non dimenticava di specificare che “non è un atto di delega ciò di cui i poveri hanno bisogno, ma il coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido. La sollecitudine dei credenti non può limitarsi a una forma di assistenza – pur necessaria e provvidenziale in un primo momento –, ma richiede quella «attenzione d’amore”.
E allora il gesto del tendere la mano acquista la sua valenza più profonda perché obbliga a ritornare alle parole del Signore che ha voluto identificarsi con quanti mancano del necessario e vivono condizioni di emarginazione sociale ed esistenziale. Nei prossimi mesi in cui il Covid-19 non mancherà di generare altri nefasti effetti, sarà ancora richiesta la dovuta attenzione alle norme di sicurezza, ma probabilmente saranno accresciute ulteriormente le richieste di aiuto. Ognuno, pertanto, è chiamato ad operare per alleviare la sofferenza e non far mancare ai sempre più numerosi poveri i segni quotidiani di solidarietà e vicinanza concreta.
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