Povertà in Italia: Una condizione persistente che cresce sempre di più
Presentato il 16 giugno, il Rapporto sulla povertà in Italia elaborato da Caritas italiana per il 2026, che reca l’eloquente titolo “Sempre più poveri, sempre più a lungo” racconta un Paese in cui diminuiscono i nuovi poveri, ma aumentano povertà cronica, intensità del bisogno e solitudine. 282.539 le persone che hanno fatto richiesta di aiuto. In evidenza, la crescita degli interventi a favore degli anziani e, sempre più allarmanti, i problemi che riguardano la casa, la solitudine e la povertà da lavoro quella prodotta da redditi inefficaci a mantenere uno standard di vita dignitoso.
Si configura come una condizione di “strutturale normalità” il quadro sulla povertà in Italia disegnato nel Rapporto sulla povertà in Italia per il 2026. La Caritas registra che in oltre 280.000 persone hanno fatto richiesta di aiuto dando conferma dell’aumento dei poveri cronici e dei “working poor”, per i quali il lavoro non basta più a garantire un’esistenza accettabile. Infatti, avere un’occupazione non è più una certezza contro l’indigenza. Tra l’altro, il rapporto segnala come la crescita dei contratti atipici e i bassi salari impediscano l’affrancamento definitivo dal bisogno.
Così, all’impossibilità di pagare gli affitti si somma l’aumento delle rinunce alle cure mediche: ulteriore spia della disuguaglianza.
Tra le fasce demografiche si rileva un boom storico di richieste di aiuto da parte degli over 65. All’interno dei centri di ascolto, gli anziani rappresentano la categoria che ha osservato, con il 191%, la crescita più travolgente e preoccupante dell’ultimo decennio. Dando conto, in tale contesto, di come chiaramente la povertà si intrecci sempre più all’isolamento relazionale e alla mancanza di una rete familiare.
In una società in pieno inverno demografico, la situazione degli anziani in povertà si pone come una vera e propria emergenza nell’emergenza. Se nel 2015 costituivano il 7,7% degli assistiti, attualmente rappresentano il 15% del totale.
Ed in prospettiva, la situazione non da segni di speranza perché mentre l’età media delle persone che si rivolgono alla Caritas è intorno ai 48 anni, sale a 55 se si considera la sola componente dei cittadini italiani.
Per la Caritas, la fragilità della terza età non è legata soltanto alla mancanza di denaro, ma a una combinazione di fattori sociali e biologici. Il rapporto evidenzia un aumento delle persone sole assistite, passate dal 23,8% al 32,9% con un’età media più alta (54,3 anni) e un reddito drasticamente basso. In più, risalta il dato che il 59% degli anziani soli vive una condizione di plurimarginalità.
Altro elemento preoccupante: la crescita dei bisogni di natura sanitaria tra gli assistiti Caritas, cresciuti del 69% nell’ultimo decennio. Gli anziani con pensioni minime si trovano spesso costretti a scegliere se pagare le bollette, fare la spesa o acquistare i farmaci.
Tutto ciò unito alla progressiva erosione delle reti familiari e di vicinato trasforma quelli che sono eventi naturali della vita (come la perdita del coniuge o piccoli problemi di salute) in veri e propri punti di non ritorno verso l’indigenza cronica.
In definitiva, il quadro che restituisce il rapporto Caritas reclama una riflessione profonda sulle politiche di welfare. Le misure attuali risultano parziali e non riescono a cogliere la virulenza e la complessità del bisogno. Diventa, così, urgente ripensare un sistema che dia sostegno alle famiglie nel lungo periodo, intervenendo sulle politiche salariali, sull’edilizia popolare e su quei servizi di prossimità che possano contrastare la solitudine.
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