Giornata della Memoria. Risvegliare le coscienze.
Tra le immagini più intense della storia del cinema, quella della bambina col cappotto rosso nel film di Spielberg “Schindler’s list” richiama, tra l’altro, (come ha spiegato l’autore) l’indifferenza del mondo di fronte alla tragedia della Shoah e si colloca come monito nella memoria di questa colpa. Lo stesso monito che domina la parete del binario 21 alla stazione di Milano. Lo stesso monito che Primo Levi ricorda ne “I sommersi e i salvati” quando chiama in causa “la vergogna del mondo”. Una vergogna che si specchia con la scoperta “che l’uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore è la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare”.
Col passare degli anni, la celebrazione del Giorno della Memoria ha progressivamente subito un appannamento che ultimamente fa da contrappunto e si associa ai forti rigurgiti di antisemitismo che si vanno riattivando ad ogni latitudine, approfittando anche di questo tempo confuso e frammentato generatore di disorientamento e inquietudine.
Celebrare quest’anno la Giornata della Memoria appare complesso per via della situazione in Medio Oriente, ancora incerta a dispetto dei proclami di pace imposti mediaticamente.
E allora, affinché questa memoria non si risolva in uno scontro ideologico che torni a stigmatizzare l’ebreo come nemico facendo riemergere prepotentemente quello spirito antisemita che dopo l’olocausto era stato condannato e ripudiato in tutti i consessi, bisogna tornare a distinguere tra un popolo sparso nel mondo e uno stato che pur espressione di quel popolo non può rappresentarlo interamente e riassumerne la storia. L’indignazione e la rabbia per il massacro perpetrato nei confronti dei Palestinesi da parte del governo israeliano di Netanyahu non possono fare da alibi all’incommensurabilità della “soluzione finale”. Allo stesso modo, non bisogna farsi ingannare da chi tende a rinfacciare ogni critica allo stato di Israele come atto antisemita.
Un conto è la politica dello stato di Israele con le orribili e imperdonabili conseguenze che ne sono scaturite, altro conto è il ricordo del progetto criminale nazista che dietro al culto della razza – oggi risorgente – portò alla dissoluzione, nei campi di concentramento, di ebrei, rom, sinti, disabili, omosessuali, oppositori politici e tanta altra umanità considerata indegna di vivere. Non si tratta di contrapporre numeri a numeri o confrontare l’efferatezza dei crimini. I numeri rimangono, ognuno valido in sé, così come rimangono i crimini, ognuno efferato per sé. L’incommensurabilità della barbarie nazista sta nella riduzione dell’uomo a cosa e in quanto tale spogliarlo di qualsiasi valore.
Commemorare il Giorno della Memoria, allora, significa celebrare la dignità dell’uomo scevro da ogni catalogazione, attraverso il ricordo della dignità di tutte le vittime cadute per mano di ogni fascismo, ogni potere che fa della tirannia la sua cifra di valore.
Rimane, infatti, sempre fermo e presente il monito di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.” Anche le nostre.
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