COMUNICATO STAMPA N. 4 DEL 25 OTTOBRE 2014
Nella terza giornata del Convegno, iniziata con la Celebrazione Eucaristica al sorgere del sole, i partecipanti si sono suddivisi nei gruppi di lavoro dell’area socio-sanitaria e promozionale e dell’area educativa. I primi sono stati guidati dal prof. Bruni, economista, accademico, scrittore e giornalista italiano, sul tema “Religiosi e laici nelle opere di carità: condivisione del carisma e collaborazione delle competenze”. Il secondo gruppo ha affrontato le sfide in ambito educativo, “L’educazione dell’uomo nascente nell’orizzonte della nuova evangelizzazione”, ispirati dalle suggestioni del prof. Marco Guzzi, poeta e filosofo.
Luigino Bruni ha focalizzato in modo chiaro e stimolante come possiamo distinguere un’opera carismatica da un’opera di bene generica. Spesso la differenza è solo il 2%, ma questa piccola percentuale è fondamento della sua specifica identità.
L’opera che sorge da un carisma è caratterizzata dalla gratuità, dal suo valore in sé nel dono che dà gioia; è attenta alla bellezza, appare come un’ambiente non lussuoso né sciatto, ma curato, lindo, bello in quanto amato; vive nella Provvidenza, perché sa guardare il mondo con occhi diversi, alla ricerca non del problema, ma del dono; è la casa in cui i poveri, gli ultimi si possono sentire a casa, liberati dalla loro condizione come gli Ebrei nell’Esodo; è animata da feste e gioia, perché il carisma sia vivo e presente, tangibile nei gesti e visibile negli sguardi.
La sfida che il tempo presente offre come opportunità alle opere carismatiche è rimanere fedeli a quel 2% che le identifica e vivifica, alle domande del Fondatore e non all’opera come dato storico, alla povertà come apertura alla strada e come esigenza della comunità stessa.
Parlare di educazione in questo contesto storico-culturale, dice Guzzi, significa parlare di speranza, significa trasmettere una speranza fondata a quegli uomini e donne di oggi che sono disperati, disorientati, inerti. Anche in quest’ambito la crisi è opportunità di crescita, a patto di ripartire dalla comunità che educa, cioè che elabora una cultura, un linguaggio della trasformazione in atto.
Il cristiano non è ottimista né pessimista, ma saldamente fondato su una speranza che è Gesù, quel Dio che si dona, che è relazione, dialogo, amore. Il primo passo è ripartire da noi come uomini e donne che si interrogano e che cercano risposte credibile da condividere con i fratelli, che approfondiscono la crisi dal punto di vista culturale, spirituale e di autoconoscimento. Questo tempo può essere oggi un nuovo inizio, la nuova umanità è già possibile nell’Instaurare omnia in Christo.
La giornata, traboccante di stimoli e riflessioni, si è conclusa con una toccante liturgia di ringraziamento: come Pietro, i partecipanti hanno detto a Gesù “com’è bello Signore essere qui”, in un autentico spirito di famiglia, che ha superato barriere linguistiche, differenze e timidezza, e poi hanno ricevuto il mandato di ritornare nei Paesi di provenienza a portare la gioia dell’annuncio e di continuare a rendere vivo e attuale il carisma di Don Orione.
Questo spirito di amicizia ha scaldato la serata “Dal mondo all’Italia” che la straordinaria équipe di segreteria ha animato con un gioco fatto di musica, canti, scambio di doni. Ogni paese si è esibito in un canto che è stata l’occasione per ballare insieme e fare festa, tutti insieme, laici, religiosi e suore…senza distinzione, con un unico grande cuore, il cuore senza confini del nostro Don Orione.
Il clima di festa non è destinato a finire, ma solo a trasferirsi a Tortona per la celebrazione dell’Eucarestia davanti alla Madonna della Guardia e Don Orione. Uniti in Gesù pane spezzato, i partecipanti torneranno alle loro realtà e allora la festa continuerà in Brasile, Argentina, Venezuela, Polonia, Messico, Kenya, Madagascar, Romania… insomma in ogni nazione dove don Orione è presente.
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