LUMEN FIDEI L’Enciclica scritta a quattro mani e un cuore solo
Era quasi pronta con Papa Benedetto; era già stata annunciata da Papa Francesco. Datata 29 giugno 2013, è finalmente pubblicata l’Enciclica Lumen Fidei, la prima di Papa Francesco e l’ultima di Papa Benedetto.
Nessuna confusione: l’Enciclica è scritta a quattro mani e un cuore solo, ma è firmata dal Papa Francesco, che ringrazia Benedetto fin dalla prefazione: “assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi. Il Successore di Pietro, ieri, oggi e domani, è infatti sempre chiamato a ‘confermare i fratelli’ in quell’incommensurabile tesoro della fede che Dio dona come luce sulla strada di ogni uomo”.
Questa Enciclica (82 pagine in 4 capitoli) costituisce il punto di continuità tra Benedetto XVI e Francesco, di continuità e unità nella trasmissione della fede. La genesi del testo di questa Enciclica, da un Papa all’altro, già dice molto di cos’è la fede: è dono di Dio, ricevuto vissuto e trasmesso (“Vi trasmetto quello che anch’io ho ricevuto”) nella fedeltà a Dio e nel dialogo con i tempi che cambiano.
Il significato dell’Enciclica è espresso, oltre che nella sua Introduzione, anche nell’accorato appello conclusivo del Papa: “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino” (n.57). E’ un’espressione tipica di Papa Francesco che risponde alle bordate di scetticismo, di minimalismo, e di utilitarismo che stanno devastando l’umanità all’inizio del terzo millennio dell’era cristiana. “Nell’unità con la fede e la carità, la speranza ci proietta verso un futuro certo, che si colloca in una prospettiva diversa rispetto alle proposte illusorie degli idoli del mondo, ma che dona nuovo slancio e nuova forza al vivere quotidiano” (n.57).
Il testo di Lumen Fidei, presentato in Sala Stampa vaticana il 5 luglio, è stato subito messo a disposizione nelle librerie e nel sito della San Sede in diverse lingue: Arabo, Francese, Inglese, Italiano, Latino, Polacco, Portoghese, Spagnolo, Tedesco.
Per noi Orionini è un dono da accogliere con quell’ “amore dolcissimo e senza limiti devoto” insegnatoci da Don Orione.
Ciò significa innanzitutto leggere attentamente l’Enciclica per entrare nel cuore della verità e dell’esperienza cristiana, e poi trasmetterla e divulgarla con ogni mezzo e forma.
Ho letto Lumen fidei tutta d’un fiato, in un pomeriggio. Linguaggio accessibile, riferimenti esistenziali continui, solidità della dottrina, chiarezza dell’unità e organicità interna di tutta l’esperienza di fede, dialogo umile e sicuro con le sfide della cultura attuale: tutto questo e altro ad una prima lettura. Ora rileggerò l’Enciclica facendone meditazione, poco alla volta, nei prossimi giorni.
LO SCHEMA E ALCUNI CONTENUTI ESSENZIALI DI LUMEN FIDEI
INTRODUZIONE (n. 1-7)
Il Papa espone le motivazioni e le intenzioni del documento: illustrare il carattere di luce proprio della fede, capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo.
CAPITOLO I (n. 8-22): Abbiamo creduto all’amore (1 Gv 4, 16).
Facendo riferimento alla figura biblica di Abramo, in questo capitolo la fede viene spiegata come “ascolto” della Parola di Dio, come “chiamata” ad uscire dal proprio io isolato per aprirsi ad una vita nuova e “promessa” del futuro, che rende possibile la continuità del nostro cammino nel tempo, legandosi così strettamente alla speranza. Nella storia di Israele, e nella storia di ogni uomo, all’opposto della fede c’è l’idolatria, che disperde l’uomo nella molteplicità dei suoi desideri e lo “disintegra nei mille istanti della sua storia”, negandogli l’attesa del compimento della promessa e l’affidamento all’amore misericordioso di Dio, che raddrizza “le storture della nostra storia” (n.13).
Il continuo volgersi al Signore rende stabile l’uomo, allontanandolo dagli idoli. Di questa fede, Cristo è “testimone affidabile”, “degno di fede”, attraverso il quale Dio opera veramente nella storia e ne determina il destino finale. Il Papa – qui si riconosce la semplicità comunicativa di Papa Francesco – spiega che come nella vita quotidiana ci affidiamo a “persone che conoscono le cose meglio di noi” – l’architetto, il farmacista, l’avvocato – così per la fede necessitiamo di qualcuno che sia affidabile ed esperto nelle cose di Dio e Gesù è colui che ci spiega Dio” (n.18).
La fede non ci separa dalla realtà, ma ci aiuta a coglierne il significato più profondo. “Il cristiano può avere gli occhi di Gesù, i suoi sentimenti, la sua disposizione filiale, perché viene reso partecipe del suo Amore, che è lo Spirito” (n. 21). I cristiani sono “uno” senza perdere la loro individualità, però “la fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un’opinione soggettiva”. “L’esistenza credente diventa esistenza ecclesiale”, la fede emerge all’interno del corpo della Chiesa, come “comunione concreta dei credenti” (n.22).
CAPITOLO II (n. 23-36): “Se non crederete, non comprenderete” (Is 7,9).
“La fede senza verità non salva, non rende sicuri i nostri passi – scrive il Papa – Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità” (n.24). Ed oggi, data “la crisi di verità in cui viviamo”, è più che mai necessario richiamare questo legame, perché la cultura contemporanea tende ad accettare solo la verità della tecnologia, è “vero perché funziona”, o anche accetta le verità del singolo valide solo per l’individuo. Oggi si guarda con sospetto alla “verità grande, la verità che spiega l’insieme della vita personale e sociale”, perché viene sospettata di totalitarismo e di integrismo (n.25).
In questo Capitolo si parla del legame tra fede e amore, inteso non come “un sentimento che va e viene”, ma come “il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà”. “Se l’amore ha bisogno della verità, anche la verità ha bisogno dell’amore. Amore e verità non si possono separare”, perché solo l’amore vero supera la prova del tempo e diventa fonte di conoscenza. La fede è una verità incentrata sull’incontro con Cristo incarnato (27).
Il Papa sviluppa il tema del “dialogo tra fede e ragione” (n.32), sulla verità nel mondo di oggi, in cui essa viene spesso ridotta ad “autenticità soggettiva”, perché “una verità comune ci fa paura, perché la identifichiamo con l’imposizione intransigente dei totalitarismi“. Invece, la verità è quella dell’amore di Dio e non si impone con la violenza; la fede non è intransigente. “Il credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti” (n.34).
Ne deriva che la fede porta al dialogo in tutti i campi: dialogo con la scienza, confronto interreligioso, dialogo anche con i non credenti, perché “chi si mette in cammino per praticare il bene – afferma il Papa – si avvicina già a Dio” (n.35).
Infine, viene toccata la relazione fede – teologia. La teologia è impossibile senza la fede, poiché Dio non è un semplice “oggetto”, ma è Soggetto che si fa conoscere. Il Magistero ecclesiale non è un limite alla libertà teologica, bensì un suo elemento costitutivo “in quanto il Magistero assicura il contatto con la fonte originaria, e offre dunque la certezza di attingere alla Parola di Cristo nella sua integrità” (n.36). E’ una affermazione cara alla visione e alla tradizione orionina.
CAPITOLO III (n. 37- 49): “Vi trasmetto quello che ho ricevuto” (1 Cor 15,3).
Tutto il capitolo è incentrato sull’importanza dell’evangelizzazione. “Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo (2 Cor 4,13)“: chi si è aperto all’amore di Dio, non può tenere questo dono per sé. La luce di Gesù brilla sul volto dei cristiani e così si diffonde. “La fede si trasmette, per così dire, nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un’altra fiamma. I cristiani, nella loro povertà, piantano un seme così fecondo che diventa un grande albero ed è capace di riempire il mondo di frutti” (n.37).
“E’ impossibile credere da soli” e “Chi crede non è mai solo”: infatti, “chi riceve la fede scopre che gli spazi del suo “io” si allargano, e si generano in lui nuove relazioni che arricchiscono la vita.perché scopre che gli spazi del suo ‘io’ si allargano e generano nuove relazioni che arricchiscono la vita” (n.39).
In questo Capitolo viene approfondito il legame inscindibile della fede con i Sacramenti, in cui si comunica “una memoria incarnata” (n.40).
Il Papa parla del Battesimo – sia dei bambini sia degli adulti, nella forma del catecumenato – (n.40-43) che ci ricorda che la fede non è opera dell’individuo isolato, un atto che si può compiere da soli, bensì deve essere ricevuta, in comunione ecclesiale. “Nessuno battezza se stesso” (n.41).
Speciale importanza ha l’Eucaristia, “nutrimento prezioso della fede”, “atto di memoria, attualizzazione del mistero” (n.44).
Altri importanti cardini della fede sono il Credo, in cui il credente si coinvolge nella verità che confessa (n.45); la preghiera del Padre Nostro, con cui il cristiano incomincia a vedere con gli occhi di Cristo e il Decalogo, inteso come “insieme di indicazioni concrete” per entrare in dialogo con Dio (n.46).
A conclusione, il Papa sottolinea che la fede è una perché uno è “il Dio conosciuto e confessato” ed “è condivisa da tutta la Chiesa, che è un solo corpo e un solo Spirito” (n.47): “l’unità della fede è l’unità della Chiesa” , cosicché “togliere qualcosa alla fede è togliere qualcosa alla verità della comunione” (n.48). Questi numeri sono una forte conferma della sensibilità per l’unità della Chiesa tipica del carisma orionino.
E c’è un accenno finale al dinamismo dell’inculturazione della fede: poiché l’unità della fede è quella di un organismo vivente, essa “può assimilare in sé tutto ciò che trova, nei diversi ambiti in cui si fa presente, nelle diverse culture che incontra tutto purificando e portando alla sua migliore espressione. La fede si mostra così universale, cattolica, perché la sua luce cresce per illuminare tutto il cosmo e tutta la storia” (48). In questo cammino storico e culturale, “come servizio all’unità della fede e alla sua trasmissione integra, il Signore ha dato alla Chiesa il dono della successione apostolica” (49).
CAPITOLO IV (n. 50-60): “Dio prepara per loro una città” (Eb 11,16).
Vengono approfonditi alcuni aspetti del legame tra la fede e il bene comune, tra la fede e la giustizia, il diritto e la pace nell’ambiente sociale.
“La fede non allontana dal mondo e non risulta estranea all’impegno concreto dei nostri contemporanei”, dice il Papa. Anzi, “senza un amore affidabile nulla potrebbe tenere veramente uniti gli uomini. L’unità tra loro sarebbe concepibile solo come fondata sull’utilità, sulla composizione degli interessi, sulla paura, ma non sulla bontà di vivere insieme, non sulla gioia che la semplice presenza dell’altro può suscitare“. La fede, invece, coglie nella paternità di Dio il fondamento ultimo dei rapporti umani. La fede “è un bene per tutti, un bene comune”; “la sua luce non illumina solo l’interno della Chiesa, né serve unicamente a costruire una città eterna nell’aldilà; essa ci aiuta a edificare le nostre società, in modo che camminino verso un futuro di speranza” (n.51).
L’Enciclica tocca alcuni ambiti sociali illuminati dalla fede: innanzitutto, sull'”unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio” . Essa nasce dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale e, fondata sull’amore in Cristo, promette “un amore che sia per sempre” e riconosce l’amore creatore che porta a generare figli (n.52). E’ il primo pronunciamento sui temi etici di Papa Francesco. Nella prepotente confusione attuale, le sue parole giungono come un raggio di luce che con la sua naturale e forza dissipa i fantasmi costruiti da menti umane oscurate.
La fede riguarda l’infanzia e dei giovani: “I giovani hanno il desiderio di una vita grande, scrive il Papa. L’incontro con Cristo dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita” (n.53).
La fede riguarda tutti i rapporti sociali: rendendoci figli di Dio, la fede dona un nuovo significato alla fraternità universale tra gli uomini, che non è mera uguaglianza, bensì esperienza della paternità di Dio, comprensione della dignità unica della singola persona (n.54).
Un altro ambito su sui si sofferma l’Enciclica quello della natura: la fede ci aiuta a rispettarla, a “trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull’utilità o sul profitto, ma che considerino il creato come un dono” (n.55).
Qualcosa viene detto circa l’ambito della politica e delle forme giuste di governo, in cui l’autorità viene da Dio ed è a servizio del bene comune; la fede ci offre la possibilità del perdono che porta a superare i conflitti. “Quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno”, scrive il Papa , e “se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, si affievolirà la fiducia tra di noi, ci terremmo uniti soltanto per paura, e la stabilità sarebbe minacciata“. Per questo che non dobbiamo vergognarci di confessare pubblicamente Dio, in quanto “la fede illumina il vivere sociale; essa possiede una luce creativa per ogni momento nuovo della storia” (n.55).
Infine, un altro ambito illuminato dalla fede è quello della sofferenza e della morte, viste come “tappa di crescita della fede e dell’amore” (n.56). “All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, che apre un varco di luce nelle tenebre” (n.57). In questo senso, la fede è congiunta alla speranza.
La trattazione si conclude con un accorato appello del Papa: “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino” (n.57).
CONCLUSIONE (n. 58-60) “Beata colei che ha creduto” (Lc 1,45).
“Nella Madre di Gesù, infatti, la fede si è mostrata piena di frutto, e quando la nostra vita spirituale dà frutto, ci riempiamo di gioia, che è il segno più chiaro della grandezza della fede” (n.58). Il Papa conclude l’Enciclica invitando a guardare a Maria, “icona perfetta” della fede, e a pregare Maria affinché aiuti la fede dell’uomo, ci ricordi che chi crede non è mai solo e ci insegni a guardare con gli occhi di Gesù.
Don Flavio Peloso
Scarica l’Enciclica – Lumen Fidei
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