Don Orione: spirito di carità. Ricordo ad 80 anni dalla morte.
Moriva la sera del 12 marzo 1940, a sessantotto anni, don Luigi Orione, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza a cui appartiene anche il Centro Medico Sociale di Savignano che oltretutto ne porta il nome. Impossibile sintetizzare la vita di colui che è stato definito padre dei poveri, consolatore degli afflitti e benefattore dell’umanità dolorante e abbandonata. Emerge chiara, tuttavia, quella logica della carità quale segno distintivo che ne ispirò la vita. E per questo, anche oggi, egli è riconosciuto come una delle personalità più eminenti del XX secolo.
Ricorre quest’anno l’80° anniversario del dies natalis del nostro fondatore, San Luigi Orione.
Nell’ultimo tratto della sua vita terrena aveva convissuto con un problema cardiaco che pian piano si era fatto più pernicioso. La malattia si manifestò più aggressivamente nel febbraio del 1940, quando un colpo acuto di angina pectoris rese necessario un periodo di convalescenza. Don Orione si lasciò convincere a trascorrerlo presso la casa di Sanremo, nonostante il suo desiderio di non fermarsi, come tenne a ripetere la sera prima della partenza, nell’ultimo saluto ai suoi: “Non è tra le palme che voglio vivere e morire, ma tra i poveri che sono Gesù Cristo”.
Lo stadio della malattia però era ormai al limite e, a soli tre giorni dall’arrivo a Sanremo, la morte lo colse il 12 marzo 1940.
La sua salma, con solenni onoranze, da Sanremo passò a Genova poi a Milano, per approdare infine a Tortona ove ancor oggi riposa nella cripta del santuario della Madonna della Guardia.
Papa Giovanni Paolo II, il 26 ottobre 1980, iscrisse don Luigi Orione, apostolo della carità e padre dei poveri, nell’Albo dei beati, per poi canonizzarlo il 16 maggio 2004.
Se si osserva la multiforme attività caritativa, a cui don Orione si è dedicato e la mole enorme di iniziative benefiche da lui intraprese, non può non sorgere una speciale ammirazione in chi, secondo la definizione di Giovanni Paolo II, “ci appare come una meravigliosa e geniale espressione della carità cristiana”.
Vissuto in un periodo storico tormentato, in cui i grandi cambiamenti sociali e culturali segnavano tempi di nuove ideologie improntate ad una visione del mondo nuova e contraddittoria, indirizzò la sua opera apostolica a servizio di tutti coloro che in questi cambiamenti sperimentavano il lato più scuro e degradante, consacrando a loro la propria vita nel desiderio bruciante di lenirne le sofferenze e riaffermarne la dignità, perché, come amava ripetere: “Nel più misero degli uomini brilla l’immagine di Dio”.
Per loro adottò un solo linguaggio, quello della carità, anche perché “la causa di Cristo e della Chiesa non si serve che con una grande carità di vita e di opere, la carità apre gli occhi alla fede e riscalda i cuori d’amore verso Dio”.
Quella stessa carità che anima la sua Congregazione oggi presente in 32 nazioni la cui maggior parte è situata nelle zone più povere del mondo.

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