“Gaudete et Exsultate”. Il cammino di santità nel tempo presente
“Sulla chiamata alla santità del mondo contemporaneo” Di questo tratta l’Esortazione apostolica “Gaudete et Exsultate” voluta da Papa Francesco allo scopo di riportare l’attenzione dei cristiani alla ricerca di una santità nella quotidianità secondo gli insegnamenti del Vangelo. “Non un trattato di santità” – esordisce il Papa, nell’introduzione – quanto l’intenzione “di far risuonare (…) la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità” (GE, 2).
È la terza esortazione dopo la Evangelii Gaudium e l’Amoris Laetitia. È composta di 177 paragrafi dispiegati in un volume di 106 pagine.
Ciò che il Papa espone è una visione della santità “alla portata di tutti” una santità che si rispecchia “nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere” (GE, 7).
«Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova (GE, 14).
Quale riferimento per questo cammino di santità, Francesco richiama il discorso della montagna: «Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini (cf Mt 5,3-12; Lc 6,20-23). Esse sono come la carta d’identità del cristiano. Così, se qualcuno di noi si pone la domanda: “Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini» (GE, 63).
Nel delineare forme di testimonianza contraria alle esortazioni evangeliche, il Papa non ha difficoltà a stigmatizzare tutti quei comportamenti, anche all’interno del popolo cristiano, che “tollerano la diffamazione e la calunnia” escludendo “ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui”. E in quest’ottica, richiama con vigore l’attenzione sui più deboli e tra questi i migranti. «Alcuni cattolici affermano che la situazione dei migranti di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, un tema secondario rispetto ai temi “seri” della bioetica. Che dica cose simili un politico preoccupato per i suoi successi si può comprendere, ma non un cristiano, a cui si addice solo l’atteggiamento di mettersi nei panni di quel fratello che rischia la vita per dare un futuro ai suoi figli». (GE, 102)
Più in generale, il Pontefice ricorda che «Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia di questo mondo, dove alcuni festeggiano, spendono allegramente e riducono la propria vita alle novità del consumo, mentre altri guardano solo da fuori e intanto la loro vita passa e finisce miseramente» (GE, 101).
All’interno della idea di santità, il Papa tocca molteplici tematiche nei cinque capitoli che compongono l’esortazione e individua in due i nemici che potrebbero mettere a repentaglio il cammino della santità: Gnosticismo e Pelagianesimo, «due forme di sicurezza dottrinale o disciplinare che danno luogo ad un elitarismo narcisista e autoritario dove, invece di evangelizzare, si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l’accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare» (GE, 35).
Nonostante i pericoli e i limiti umani, la lettera ricorda che la via della santità è sorretta dal mistero della grazia che agisce nella vita delle persone e le trasforma in modo progressivo.
Il papa riconosce che la vita cristiana è un combattimento permanente e che bisogna agire con coraggio nell’annunciare il Vangelo coniugando la preghiera con la realtà della vita, ed usando il dono del discernimento per comprendere «se una cosa viene dallo Spirito Santo o se deriva dallo spirito del mondo o dallo spirito del diavolo» (GE 166).
Come si può facilmente capire, sulla scorta anche degli altri documenti di questo pontificato, l’esortazione ripropone in maniera chiara e sistematica il pensiero di Bergoglio circa la sua visione della testimonianza cristiana e la missione della Chiesa nella civiltà contemporanea ed in questo indica Maria quale materna compagna nel percorso di ciascuno.
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